Rivive il più bel duello del mondo: Arnoux-Villeneuve
Il Gran Premio Storico d’Italia, in programma sul circuito del Mugello dal 2 al 4 ottobre, ha visto UFI protagonista di un momento ad alta intensità emotiva. Per la F1 & Single-seaters over 2 l demonstration è scesa in pista una Ferrari 312 T3, guidata dal grande Gilles Villeneuve nella stagione 1978. E a prenderne il volante è stato René Arnoux, l’amico-rivale del grande pilota canadese, del quale raccolse l’eredità a Maranello nel 1983. La monoposto affidata ad Arnoux appartiene al Gruppo UFI, che l’ha recentemente acquistata a un’asta per conservarla come patrimonio storico dell’azienda, in quanto monta uno dei primi filtri olio UFI forniti alla Formula 1.
Nella memoria collettiva resta ancora oggi il leggendario duello che vide Villeneuve con la Ferrari e Arnoux con la Renault Turbo combattere senza esclusione di colpi per conquistare il secondo posto nel Gran Premio di Francia del 1979, disputato sulla pista di Digione, con i due piloti che si sfidarono con staccate a ruote fumanti e ripetuti contatti tra le due vetture, uscite di pista e rientri, finché il ferrarista non riuscì a precedere il pilota francese sul traguardo per soli 24 centesimi di secondo.
Ha suscitato dunque emozione vedere, al Gran Premio Storico d’Italia, Arnoux onorare la memoria del compianto rivale impugnando il volante di una 312 T3, monoposto che la Ferrari schierò nel Mondiale del 1978 affidandola a Gilles Villeneuve e a Carlos Reutemann. Con la 312 T3, il pilota argentino si impose nei Gran Premi del Brasile, degli Stati Uniti Ovest, di Gran Bretagna e degli Stati Uniti Est, mentre Villeneuve trionfò nella gara di casa, il GP del Canada disputato sul circuito di Montreal oggi a lui dedicato.
Il successo di Reutemann nel GP di Gran Bretagna, quell’anno sul tracciato di Brands Hatch, insieme a quello di Villeneuve al GP del Canada, ha un valore particolare perché fu il primo ottenuto dalla Ferrari utilizzando un filtro dell’olio realizzato da UFI per resistere alle forti pressioni che si sviluppavano nei 12 cilindri di Maranello. Poco tempo prima alcuni tecnici del Cavallino rampante, transitando sull’autostrada A22 del Brennero, avevano infatti notato l’insegna dell’azienda di filtri e vi si erano fermati, nella speranza di trovarvi un fornitore adatto alle loro esigenze. Nasceva così un rapporto destinato ad arrivare fino ai giorni nostri e iniziava al tempo stesso un impegno nel motorsport che ha portato nel 2026 UFI a essere fornitore di filtri (da 3 a 15 per ogni monoposto) per tutti gli 11 team presenti nel Campionato del mondo di Formula 1.
Nel 1978 il filtro dell’olio UFI utilizzato sulla Ferrari 312 T3 pesava 1,8 kg: oggi la ricerca dell’Advanced Applications Division dell’azienda ha permesso di ridurne la massa con l’utilizzo di materiali innovativi a soli 60 g. UFI realizza per ogni squadra di F1 filtri per diversi tipi di applicazione, definendoli su misura in base alle esigenze specifiche dei progettisti dei team. Questo sforzo consente a UFI di utilizzare la pista (anche con la presenza nelle altre categorie di monoposto, Indycar compresa, oltre che nel Mondiale Endurance e nella MotoGP) e in competizioni differenti (come la Dakar, con le forniture per mezzi pesanti) come laboratorio sul campo per la ricerca continua di soluzioni adatte anche all’automotive e ai veicoli prodotti in serie.
Al tempo stesso, il processo ha una valenza bidirezionale, con UFI che sviluppa per i grandi costruttori e per il mercato del ricambio tecnologie che si rivelano preziose anche nel motorsport.
«Il futuro di un’azienda corre più veloce quando porta con sé la forza della propria storia», ha dichiarato Giorgio Girondi, Presidente del Gruppo UFI. «Riportare in pista la Ferrari 312 T3 di Gilles Villeneuve, con René Arnoux al volante, è stata per UFI un’emozione profonda: abbiamo fatto rivivere il più bel duello della storia del motorsport. Questa monoposto racconta l’inizio del nostro percorso in Formula 1 e rappresenta il coraggio, la passione e la ricerca dell’eccellenza che hanno accompagnato la crescita dell’azienda. Custodirla significa preservare una parte della nostra identità e trasmettere alle nuove generazioni lo stesso impulso a innovare che, allora come oggi, nasce dalle sfide più estreme», ha concluso Girondi.





